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Da visitare
Arroccata a 751 m. di altezza sul monte omonimo, su un altipiano di forma triangolare a terrazza sul mare, Erice è stata, insieme ad Entella e Segesta, uno dei centri elimi che garantirono il ritiro dei Fenici nella Sicilia occidentale quando i Greci iniziarono a colonizzare l’isola.
Fondata fra l’VIII e il V secolo a.C., fu colonizzata dai Cartaginesi nel III secolo a.C.
In seguito, durante la dominazione Romana, Erice fu poco popolata e perse di importanza come città, ma il suo santuario fu sempre importante e famosissimo: infatti, anticamente, era noto il tempio ove i Fenici adoravano Astarte, i Greci Afrodite e i Romani Venere.
Il monte Eryx serviva da punto di riferimento per i navigatori, dei quali divenne protettrice: la notte, un grande fuoco acceso nell’area sacra fungeva da faro. La fama della Venere Ericina divenne tale che anche a Roma le venne dedicato un tempio, e il suo culto si diffuse in tutto il bacino del Mediterraneo.
Dopo un lungo silenzio delle fonti fino alla metà del XII secolo, le descrizioni di Erice (ora chiamata Gebel Hamed) degli autori Arabo-normanni esaltano il fascino dello scenario costituito dal borgo cristiano ricostruito da Ruggero II sull’antico abitato.
Tra la fine del XVI e la metà del XVII secolo inizia la fase di decadenza della città, da collegare all’espulsione degli Ebrei, alla pressione fiscale e alla crisi economica che investì tutta la Sicilia.
Ciò determinò la scomparsa di santuari, la nascita di nuovo centri e la chiusura in se stessa di Erice, che perdette definitivamente il proprio peso politico.
La città è un labirinto di stradine, difeso da bastioni e mura, le case sono caratterizzate da cortili interni fioriti e multicolori che danno una sensazione di quiete e profonda intimità.
L’atmosfera medievale, l’aria fresca, il verde e la pace che vi regna, la rendono una delle mete turistiche più ricercate in Sicilia.
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