Villa Giglio


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Segesta

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SEGESTA

Fu fondata dagli Elimi, popolo proveniente secondo la tradizione da Troia. La data della fondazione non ci è stata tramandata, ma le attestazioni archeologiche documentano che la città era già attiva nel VI secolo a.C. Dalla fine del V secolo a.C. cade sotto l’influenza Cartaginese per poi passare al dominio Romano dopo la prima guerra punica.



IL TEMPIO
Il grande tempio fuori le mura della città era un periptero greco-siceliota di 6 x 14 colonne. Dopo l’innalzamento del colonnato la costruzione rimase incompiuta, molto probabilmente a causa della presa della città da parte dei cartaginesi, nel 409 a.C. La discussa cella, di cui oggi non si conserva traccia visibile in superficie, era stata progettata e venne cominciata, come testimoniano alcuni tratti della fondazione individuati in recenti saggi di scavo. Nel colonnato (peristasi), le bozze (sporgenze) sulle gradinate (crepidoma) e sulle colonne, che di solito venivano eliminate soltanto nella fase di rifinitura, testimoniano lo stato di incompiutezza del tempio. Le bozze, utilizzate per il sollevamento e la messa in opera dei conci, illustrano bene (insieme ad altri accorgimenti) alcune importanti caratteristiche della tecnica costruttiva di età classica.

IL TEATRO

Il teatro, costruito sul versante nord dell’acropoli di Segesta, si apre su un vasto panorama dominato dal monte Inici; a destra lo sguardo arriva fino al golfo di Castellammare.
Costruito con blocchi di calcare locale, presenta forme tipiche dell’architettura greca, anche se la
cavea non poggia direttamente sulla roccia ma è interamente costruita e delimitata da poderosi muri di contenimento (analemma). Dall’alto si entrava al teatro attraverso due ingressi sfalsati rispetto agli assi principali dell’edificio.

La cavea, con i sedili per gli spettatori, ha un diametro di 63,60 m ed è divisa orizzontalmente da un corridoio (diazoma); nella parte inferiore sono disposte ventuno file di posti, divise da sei scalette in sette cunei (kerkides) di dimensioni variabili. La fila superiore aveva sedili forniti di schienale. Delle gradinate della summa cavea rimangono solo poche tracce. Recenti ricerche hanno mostrato l’esistenza anche di un settore di gradinata più in alto, tra i due ingressi, parzialmente riutilizzato nella necropoli musulmana (prima metà del XII secolo). Nel complesso, il teatro poteva contenere 4000 spettatori. L’orchestra (cioè lo spazio dove, nel dramma antico, agiva il coro), a semicerchio oltrepassato, ha un diametro di 18,40 m. Vi si accedeva dalle parodoi (ingressi laterali) che, come in quasi tutti i teatri greci di occidente, sono ortogonali all’asse dell’orchestra. Pochi filari di blocchi (per una lunghezza di 27,40 m e larghezza di 9,60 m) permettono di ricostruire la pianta della scena (logeion), un edificio di due piani negli stili dorico e ionico e con due corpi laterali avanzati (come nel teatro di Dioniso ad Atene) ornati da satiri scolpiti ad altorilievo. Una bella strada lastricata corre lungo il lato ovest del teatro, raggiungendo l’orchestra e l’ingresso ad una grotta naturale, in cui si trova una sorgente sacra. Tale grotta fu frequentata in epoca preistorica (antica etá del bronzo - cultura del Bicchiere Campaniforme) e fu inglobata nel muro di sostegno della cavea. Il grande edificio, che anticipa soluzioni dell’architettura teatrale romana, si può datare, su base stilistica e stratigrafica, alla metà del II secolo a.C., quando Segesta, entrata ormai stabilmente nell’orbita di Roma, realizza un nuovo assetto monumentale della città.


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